L’autista del bus con i 51 bambini italiani è stato aggredito in carcere nella sua prima notte

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Osseynou Sy, l’uomo che ha dato fuoco l’autobus con all’interno i bambini a Milano è stato trasferito nel reparto protetti del carcere di San Vittore. I detenuti all’interno del carcere hanno cercato di aggredirlo.

Il dirottatore dell’autobus con all’interno 51 bambini, dopo l’arresto, è stato portato nel carcere di San Vittore. All’interno del carcere, gli altri detenuti però hanno cercato di aggredire l’uomo e hanno tentato il linciaggio. Contro la porta della sua cella sono state lanciate uova e arance, per tutta la notte. I detenuti lo odiano e così Osseynou Sy è stato spostato al reparto protetti, la sezioni destinata a coloro che non possono stare insieme agli altri detenuti. “Mi sono sacrificato per l’Africa” ha detto.

La prima notte di Osseynou Sy in carcere

I detenuti all’interno del carcere non ci hanno pensato due volte ad accogliere il dirottatore dell’autobus. A raccontare la sua prima notte in carcere è stato proprio lui, durante il colloquio con un politico che è andato a trovarlo. La direzione di San Vittore non ci ha pensato due volte e prima che accadesse l’irreparabile ha deciso di spostare il senegalese nel reparto protetti dove si trovano i pentiti, i sex offenders, gli ex appartenenti alle forze dell’ordine e coloro che hanno compiuto reati contro donne e minori. Nel reparto protetto del carcere, le celle rimangono aperte dalle 8 alle 19 così che i detenuti possano incontrarsi e parlare.

L’uomo senegalese ha dichiarato di aver avuto molta paura mentre si trovava insieme agli altri detenuti. Chi ha parlato con lui lo ha descritto come una persona convinta e di sapere bene di ciò che ha fatto e che ha programmato tutte le sue azioni. Alla domanda se si sente un terrorista, Osseynou, o Paolo, come si faceva chiamare a Crema, ha risposto: “Io faccio cose politicamente, non uccido” come riportato dal Corriere della Sera. “Sono sicuro che quando i miei due figli saranno grandi capiranno quello che ho fatto” ha concluso.

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