Europee, sondaggio SHOCK tra Lega e 5stelle, i numeri del sorpasso. Crollo del Pd e dei partiti europeisti.

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La questione accoglienza sta diventando una scure pronta ad abbattersi sui partiti che continuano a screditare con eccessiva sicumera le posizioni di quanti, sempre più numerosi, iniziano ad opporsi al fronte degli intransigenti buonisti.

Secondo i numeri riportati da “Politico.eu”, la Lega continua a crescere e svetta come primo partito nelle intenzioni di voto, attestandosi al 31.7% e continuando ad allargare il solco che la divide dal Movimento 5 Stelle, fermo al 27.2%. Un risultato del genere, in via ovviamente ipotetica, consentirebbe al Carroccio di far sedere al parlamento di Strasburgo ben 27 suoi rappresentanti, un numero decisamente più rilevante dei 4 a cui il partito si era fermato nel 2014. I pentastellati salirebbero a 23 europarlamentari, rispetto ai 17 delle precedenti consultazioni elettorali comunitarie.

Crollo verticale per il Pd, che tra Renzi, referendum, questione Etruria ed accoglienza a oltranza ha reso possibile il precipitare da un 40.2% ad un decisamente più modesto 16.2% (da 31 europarlamentari a soli 16). Forza Italia risulta essere la quarta forza politica, con un consenso ora al 9.4%.

La quinta forza è Fratelli d’Italia, in netta ascesa, visto che le intenzioni di voto collocano la compagine di Giorgia Meloni al di là della soglia del 4%, con 3 seggi conquistati (0 seggi nel 2014).

Liberi e Uguali (al 2.6%) e + Europa della Bonino (2.1%) finiscono a braccetto nel baratro della previsione “0 deputati”.

Dunque il crollo della sinistra pare costante e inevitabile, cosa che conferisce ancora maggior senso alle parole di Laura Boldrini (fuori da LeU nel momento giusto) e Luigi De Magistris i quali, in più di un’occasione, avevano ipotizzato per le europee la costituzione di un’unica compagine pro immigrazione e anti Salvini per tentare di arginare l’emorragia di voti. Dopotutto pare più semplice una soluzione del genere, unita ad un quotidiano screditamento dei rivali politici, piuttosto che l’ammissione da parte del fronte dei buonisti che qualcosa negli italiani sia effettivamente cambiato.

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