Arrivano i Carabinieri al Viminale per Salvini: “Sequestro di persona aggravato, 15 anni di galera”

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I magistrati palermitani hanno modificato le contestazioni ipotizzate inizialmente dalla Procura di Agrigento nei confronti del responsbaile del Viminale contestandogli il reato di sequestro di persona aggravato. Il capo di Gabinetto Piantedosi non risulta indagato.

Sequestro di persona aggravato. È il reato contestato dalla procura di Palermo a Matteo Salvini dopo la trasmissione degli atti da parte degli inquirenti di Agrigento per il caso della nave Diciotti. Sono stati i carabinieri a notificare al ministro dell’Interno l’avviso della procura che di fatto apre l’indagine sul trattenimento di 137 migranti per cinque giorni a bordo della nave – attraccata nel porto di Catania senza che venisse mai dato il via libera allo sbarco. La busta gialla con l’informazione di garanzia è stata aperta in diretta su Facebook dal ministro – che dopo il verdetto del Riesame di genova ha continuato ad attaccare i magistrati – ha chiuso il suo intervento dicendo: “Io sono stato eletto da voi altri no”.

Non risulta indagato il capo di gabinetto Piantedosi
“Questo ufficio ha richiesto al tribunale di Palermo, collegio speciale per i reati cosiddetti ministeriali, di procedere ad indagini preliminari nei confronti del ministro dell’Interno, senatore Matteo Salvini, per il reato di sequestro di persona aggravato (articoli 81 e 605, commi 1, 2n. 2 e codice penale), commesso nel territorio siciliano fino al 25 agosto 2018, in pregiudizio di numerosi soggetti stranieri; ciò, in ossequio alle disposizioni della legge costituzionale n. 1 del 1989 e della legge n. 219 del 1989. Dell’avvio di tale procedura è stato dato avviso al senatore Salvini – si legge nella nota della Procura – ed è in corso la notifica degli avvisi ai soggetti da ritenersi persone offese del reato ipotizzato, come previsto dalla legge costituzionale sopra citata. Ai sensi delle sopra indicate disposizioni di legge, la competenza a svolgere le indagini appartiene al cosiddetto tribunale dei ministri; nessun atto di indagine è stato quindi compiuto da questa Procura, che ha pertanto proceduto esclusivamente sulla base degli atti ricevuti e degli elementi, in fatto e in diritto, allo stato dagli stessi ricavabili”. I magistrati palermitani hanno modificato le contestazioni ipotizzate inizialmente dalla Procura di Agrigento – che avevano già cambiato il capo di imputazione – nei confronti del leader leghista. Al capo di Gabinetto Matteo Piantedosi, che era finito iscritto nel registro degli indagati di Agrigento, non è stato notificato nessun atto.

Da Agrigento a Palermo, l’indagine sul trattenimento
Al fascicolo trasmesso al tribunale dei ministri è allegata una relazione firmata dal capo dei pm di palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Marzia Sabella. I magistrati palermitani hanno modificato le contestazioni ipotizzate dalla Procura di Agrigento che, per prima, aveva aperto l’indagine sull’illecito trattenimento a bordo della Diciotti dei migranti soccorsi dalla Guardia Costiera il 16 agosto scorso. I pm della città dei templi avevano infatti contestato a Salvini e Piantedosi, i reati di sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. L’ufficio inquirente del capoluogo, sulla base di valutazioni giuridiche e degli elementi di indagine trasmessi loro dai colleghi di Agrigento, ha invece contestato a Salvini il reato di sequestro di persona aggravato. Il tribunale dei ministri ha ora 90 giorni per svolgere le indagini ‘sollecitate’ dalla Procura e per fare gli eventuali approfondimenti istruttori che riterrà necessari. Al termine dei tre mesi i giudici, che potranno modificare i reati ipotizzati dai pm e disporre anche nuove iscrizioni nel registro degli indagati, potranno archiviare il fascicolo oppure rimandare gli atti in Procura perché chieda al Senato l’autorizzazione a procedere a carico del ministro. Per quanto riguarda l’indagine Salvini intende avvalersi della difesa dell’Avvocatura dello Stato.

Il Tribunale dei ministri: tre giudici estratti a sorte
Il Tribunale dei ministri è un collegio composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto – in questo caso Palermo – che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o qualifica superiore. Il presidente del Tribunale dei ministri è Fabio Pilato, 52 anni, che fino a poco tempo fa aveva ricoperto la carica di giudice tutelare a Palermo. Qui è stato tra gli ideatori del protocollo d’intesa siglato insieme con l’amministrazione comunale di Palermo per garantire l’accompagnamento ai minori sbarcati da soli sulle coste siciliane. Prima ancora si è anche occupato di rifugiati e riconoscimento di status e protezione sussidiaria. L’altro giudice è Filippo Serio che proviene dal Tribunale del Riesame. Nel 2011 il suo nome è finito in una lista nera di “amici degli immigrati” pubblicata su un sito neonazista (Stormfront). Il suo nome finì su quella lista perché aveva annullato la misura cautelare per un migrante perché l’ordinanza non era stata tradotta in lingua inglese. Inoltre il giudice è stato anche in prima linea nelle inchieste sulle spese pazze dell’Assemblea regionale siciliana. Infine c’è Giuseppe Sidoti che ha una esperienza di magistrato fallimentare.

(Fonte: www.ilfattoquotidiano.it)

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