Arriva il salario minimo: 9€ l’ora per tutti.

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Salario minimo garantito per legge e non per Ccnl: è subito scontro tra Lega e M5S.

Proprio in questi giorni il Governo sta discutendo la possibilità di inserire, all’interno della già articolata normativa in materia di lavoro, una novità che non ha precedenti nella storia del nostro Paese: la busta paga minima fissata per legge e non per contratto collettivo. Sino ad oggi, infatti, la regolamentazione della paga minima è sempre stata demandata ai contratti collettivi nazionali di lavoro (i Ccnl), frutto della concertazione tra sindacati e rappresentanti dei datori di lavoro. Ed ecco perché si è parlato sempre di “minimo sindacale”. Oggi si vuole invece rompere questo monopolio e fissare uno “stipendio minimo” per legge, valido per tutte le categorie lavorative: dalle colf agli operai, dagli addetti agli sportelli ai cassieri, dalle commesse agli operatori dei call center, dagli artigiani agli agricoltori, ecc. Insomma, tutti quelli che hanno un contratto di lavoro dipendente, part-time o full-time, non potranno ricevere meno di 9 euro l’ora. O meglio: questa è la proposta di M5S su cui già la Lega ha messo dei paletti. Secondo il Carroccio infatti bisogna limitare l’applicazione del salario minimo di 9 euro «solo ai settori e alle categorie non regolamentate già dai contratti collettivi»; il che limiterebbe di molto l’applicazione della riforma. Dall’altro canto, Di Maio vorrebbe approvare la nuova legge già al rientro dalle vacanze e, in autunno, vederne i primi effetti.

Se non passano gli emendamenti, bisognerà pagare la collaboratrice domestica a 9 euro l’ora

Secondo punto all’ordine del giorno: 9 euro lordi o netti? Assolutamente lordi ribatte la Lega, preoccupata che il proprio elettorato – costituito prevalentemente dalle aziende, e quindi dai datori di lavoro – possa ribellarsi. Peraltro, ci sono settori come artigianato o terziario che hanno contratti con minimi inferiori a 9 euro, i quali potrebbero non essere d’accordo con la proposta di M5S. Meglio insomma non parlarne in periodo di elezioni. Per questo, è sempre la Lega a proporre di inserire, nei 9 euro all’ora, anche gli elementi fissi e variabili della retribuzione, oltre alle imposte e ai contributi. Ne rimarrebbe però ben poco.

Paradossalmente – ma non troppo – sono contrari alla riforma anche i sindacati. E la ragione è probabilmente perché, in questo modo, perderebbero gran parte del proprio potere contrattuale. Ecco perché la Cisl ha fatto sapere che deve comunque rimanere centrale, nella definizione della retribuzione minima dei lavoratori dipendenti, la contrattazione collettiva, almeno quella dei sindacati maggiormente rappresentativi. «Un buon contratto nazionale è molto più ricco e tutelante di qualsiasi semplice salario minimo» ha detto Luigi Sbarra, rappresentante Cisl.

Ai sindacati, nel frattempo, sono state presentate le modifiche risultate da una lettura in commissione lavoro del Senato. Tra gli emendamenti alla proposta di legge figura l’esclusione del lavoro domestico: colf e badanti devono essere tenute fuori dal salario minimo – sostiene la presidente della Commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo. Ci sono infatti molte regioni del Paese dove la donna delle pulizie viene retribuita con pochi spiccioli.

Il salario minimo sarà poi rivalutato e aggiornato periodicamente. Una commissione permanente, presieduta dal ministero del Lavoro, con rappresentanti di Inps, Istat, Inl e parti sociali più rappresentative sarà chiamata a riconsiderare, ogni anno, l’entità del salario minimo e a proporre eventuali incrementi.

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