Allegri in lacrime: “Ecco perché me ne vado dalla Juventus”. Chi sarà il prossimo tecnico?

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Dopo quattro anni e 10 mesi, quasi esatti, il tecnico livornese e la Juventus separano le proprie strade. La decisione è stata annunciata dalla società attraverso un comunicato che, nel primo pomeriggio di venerdì, ha rimandato alle 14 di sabato, quando l’abituale conferenza pre-gara si sarebbe trasformata in un evento storico, quello che vede il club più vincente d’Italia voltare pagina in maniera ufficiale.

Puntuali, il presidente Andrea Agnelli e il tecnico uscente si sono presentati nella sala conferenze della Continassa per spiegare i rispettivi punti di vista. Conferenza cui ha presenziato l’intera squadra, ma non l’intera dirigenza: presente il ds Paratici, non il vice-presidente Pavel Nedved, da molti visto come l’artefice del ribaltone, come colui che ha convinto il presidente a voltare pagina dopo cinque anni.

L’apertura spetta al presidente che smonta subito le speranze di giornalisti e tifosi: “Non risponderò a nessuna domanda su chi sarà l’allenatore della Juventus nella stagione 2019-2020. Come ha detto Max un allenatore arriverà. Ne parleremo a tempo debito”.

“Oggi siamo qui per celebrare Max Allegri capace di vincere cinque scudetti consecutivi e di entrare nella storia di questo club – ha proseguito Agnelli, che ha poi consegnato ad Allegri una maglietta con il numero 5, come gli scudetti, e la scritta “History Alone”– Questa è stata la decisione più sofferta da quando sono alla guida di questa società. A Max ci legherà sempre stima, affetto, amicizia, riconoscenza e tante vittorie. Io ho trovato un amico sincero con cui potermi confidare su tanti argomenti. La Juve ha una sua storia, tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Da me ai magazzinieri”.

Poi una specificazione sui tempi del distacco: “Quando ho parlato anticipando la permanenza di Max dopo la partita contro l’Ajax ero sincero, poi sono seguite riflessioni che dimostrano la capacità di un gruppo di mettersi in discussione. Abbiamo capito insieme che questo era il momento giusto per chiudere un ciclo storico.

Quindi la parola passa ad un Allegri visibilmente emozionato al punto da dover interrompere per due volte il primo intervento: “Ringrazio il presidente e i ragazzi per quanto mi hanno dato. Lascio una squadra vincente che può ripetersi in Italia e fare meglio in Europa. Quando ho deciso di non restare? Ci siamo confrontati poi la società ha fatto le proprie valutazioni, ma i rapporti con presidente e dirigenti restano straordinari. Specifico che non ho mai chiesto aumenti d’ingaggio o campagne acquisti faraoniche. Semplicemente abbiamo capito di doverci separare”.

Muro alto sul futuro: “Adesso pensiamo a giocare domani e festeggiare, poi vedremo. Una pausa può farmi bene, poi da luglio potrebbe tornarmi la voglia di lavorare. Valuterò eventuali proposte, se no starò fermo e mi dedicherò ai miei affetti”.

Ad Allegri non è quindi bastato vincere il campionato in carrozza, con vantaggio abissale sul Napoli e matematica certezza del titolo con cinque turni di anticipo, per ottenere carta bianca per la ricostruzione della Juventus in vista del nuovo assalto alla Champions, mancato quest’anno a causa dell’infausta notte contro l’Ajax. Da quanto trapela però la volontà di tecnico e presidente era quella di andare avanti insieme, ma a separarli sono state le diverse vedute su come intervenire sulla rosa.

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